Archivi del mese: luglio 2011

Negrita – Hemingway

Bentornata a Cuba
Giugno plachera’ i tuoi nervi
C’e’ una barca pronta
dietro a un’altra pagina
Sfoga la tua rabbia
nella rabbia dell’oceano
forse c’e’ una spiaggia
dietro a un’altra pagina
Ma come puo’ accaderti questo?
Decolli a bordo del tuo letto

Stai tranquilla non e’ niente
e’ solo vita che entra dentro
il fuoco che ti brucia il sangue
quella e’ l’anima
Puo’ anche non piacerti il mondo
o forse a lui non piaci te
comunque questa e’ un’altra storia
questo e’ Hemingway

A Barcellona un uomo
svelto fruga tra i ricordi
dietro la schiena il suolo
e non capisce perche’ e’ li
L’arena e’ tutta in piedi
non si muove un filo d’aria
Sa di tequila e sale
e di dolore andarsene…
L’ultima pagina che hai letto
e’ stata un toro in mezzo al petto

Ma stai tranquilla non e’ niente
e’ solo vita che entra dentro
il fuoco che ti brucia il sangue
quella e’ l’anima
Puo’ anche non piacerti il mondo
o forse a lui non piaci te
comunque questa e’ un’altra storia
questo e’ Hemingway
questo e’ Hemingway

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Lubuntu è ufficialmente parte della famiglia Ubuntu

La distribuzione basata su LXDE e con cuore Ubuntu, a partire dal prossimo rilascio, diventerà parte integrante della famiglia di distro supportate da Canonical.

Chi di voi non ha consigliato di installare una distro Linux su un PC con hardware datato per farlo rivivere? Purtroppo la maggior parte delle “major-distro” con i loro DE (Gnome, KDE) mastodontici e ultra esosi di risorse hardware molte volte non risolvono il problema dei limiti fisici della macchina. Lubuntu utilizzando LXDE come ambiente desktop predefinito pone rimedio a questi problemi permettendo di installare un sistema molto performante, ultra veloce e soprattutto completo anche su processori Pentium II con 128 Mb di Ram.

 

Fino a poco tempo fa Lubuntu era un progetto indipendente e staccato da Ubuntu. Dalla release 11.10 della distro Canonical, Lubuntu diventerà una variante ufficialmente supportata dal team di sviluppo e quindi maggiormente garantita in termini di aggiornamenti software. Già dalla versione di Ubuntu rilasciata ad aprile (11.04) è disponibile la ISO con LXDE a bordo. Un desktop environment molto diverso da Gnome e KDE che ha tanti estimatori in giro e che magari non sarà luccicante e splendente con i due fratelli maggiori, ma che garantisce prestazioni da record ed è davvero installabile su tutto l’hardware in circolazione. Altre distro molto leggere come Puppy Linux e Damn Small Linux utilizzano questo DE con successo. Ora, con ogni probabilità, l’entrata ufficiale nel mondo Ubuntu darà maggior risalto a LXDE e, di conseguenza, ne aumenterà gli utenti.

da TuxJournal.net

 


Eternal Sunshine of the Spotless Mind

“Beati gli smemorati, perché avranno la meglio anche sui loro errori”

Mary, citando Friedrich Nietzsche-

Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind) è un film del 2004 diretto da Michel Gondry, con Jim Carrey e Kate Winslet.

Il titolo italiano è stato fortemente criticato in quanto non richiama quello originale e non si adatta alla raffinatezza e all’impegno del film, facendolo apparire quello che non è, ovvero una tipica e spensierata commedia americana.

Joel Barish (Jim Carrey) e Clementine Kruczynski (Kate Winslet) si incontrano per la prima volta sulla spiaggia a Montauk, New York, e si innamorano in poco tempo. Dopo due anni di una turbolenta relazione finiscono per smettere di essere innamorati. Clementine scopre il servizio Lacuna Inc., una clinica in grado di cancellare ricordi specifici dalla mente di una persona. Clementine sceglie di far cancellare Joel dalla sua mente, eliminando anche tutti i ricordi collegati alla loro storia d’amore. Quando Joel il giorno dopo la cerca per rappacificarsi con lei, Clementine non ricorda assolutamente chi egli sia. Joel si informa e scopre la Lacuna, e sceglie anche lui di far cancellare Clementine dalla sua mente, consegnando loro tutti gli oggetti in qualche modo collegati alla loro relazione…

I quattro protagonisti principali, donano a questa commedia una sostanziosa dose di profondità e di spessore. I personaggi sono reali, veri e credibilissimi; non solo per il trucco usato sul set che è pressoché assente ma soprattutto per le varie sfaccettature caratteriali che li rendono umani. Ciascuno dei protagonisti lascia trasparire le sue angosce, i suoi dolori e le sue debolezze. Wood è il perfetto ritratto di un ragazzino represso, solo e frustrato mentre la Dunst è una giovane sensibile, coraggiosa e con il cuore lacerato. Jim Carrey è bravissimo nell’impersonare Joel, un uomo malinconico, semplice e sognatore che viene completamente travolto dal ciclone Clementine, ragazza carismatica interpretata da una sbalorditiva Kate Winslet, vera sorpresa di questo film. Un uragano di irriverenza e di eccentricità caratterizzano il personaggio della Winslet (da sempre una delle migliori attrici di Hollywood) che appare quasi irriconoscibile a causa del look volutamente trasandato.




Attacco Hacker. Anonymus pronta a divulgare 8GB di dati sensibili

Il noto gruppo di Hacker Anonymus colpisce ancora, questa volta però impossessandosi di un bottino che farebbe gola a molti, trattandosi infatti di una quantità di dati pari a ben 8GB.

L´attacco sferratto al Cnaipic (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche) ha portato ad Anonymus un´incredibile mole di dati sensibili che il gruppo ha dichiarato di voler divulgarenei giorni seguenti. Attraverso un comunicato su pastebin.com il gruppo ha fatto sapere cosa contengono i file e lasciato gli indirizzi dove poterne vedere un´anteprima.

Oggi abbiamo ottenuto l´accesso al vaso di Pandora delle agenzie anticrimine Italiane e crediamo che questo sia l´nizio di una nuova era di butthurt per la possente Homeland Security Cyber Operation Unit in Europa.
Quindi abbiamo deciso di diffondere tutto quello che hanno nella rappresentanza italiana,ovverosia una task force con vaste risorse chiamata CNAIPIC.

 

Tra gli stati di cui compaiono documenti segreti troviamo gli Stati Uniti, Isole Cayman, Ucraina, Egitto, Russia, Australia, Nepal e molti altri. A questo indirizzo potrete leggere il comunicato ufficiale ed accedere di conseguenza ai documenti.

da Hardware Station


Otto per mille alla Chiesa Cattolica… Ma anche basta.

La Chiesa é esattamente ciò contro cui Gesù predicò e contro cui insegnò ai suoi discepoli a combattere

Friedrich Nietzsche


Il vilipendio dei musicisti in un paese musicalmente analfabeta

Un paese musicalmente analfabeta lo si riconosce da alcuni tratti inconfondibili.
Prima di tutto il privare i suoi cittadini bambini di una vera educazione musicale scolastica; educazione soprattutto al gusto musicale, all’armonia e alla creatività, limitandosi a a farli soffiare disperatamente dentro degli stramaledetti pifferi e chiamare questa crudeltà ora di musica.

Il secondo segno di analfabetismo è il dominio della musica sotto forma di rumore molesto nei luoghi pubblici, tanto che non possiamo che trovarci d’accordo con Kant che sosteneva come la musica, se imposta anche a colui che non la vuole ascoltare, diventasse qualcosa di importuno e fastidioso.

All’estero puoi trovare la musica ambient come sottofondo piacevole e mai soverchiante nei ristoranti, caffé e centri commerciali. Da noi, in un centro commerciale dove l’acustica non è mai stata presa in considerazione in fase di progetto, perché per quell’architetto l’acustica architettonica è un’opinione e forse ha rappresentato un esame stiracchiato da diciotto scarso, se ci sono dieci negozi abbiamo dieci musicacce a tutto volume una sopra l’altra, possibilmente le più rumorose e screanzate, alle quali si aggiungono il rimbombo delle voci umane e dei rumori prodotti dalle macchine in funzione.  Una linea della Breda risulta quasi idilliaca come un tranquillo laghetto di montagna, al confronto.

 

Terzo tratto caratteristico di analfabetismo musicale: la difficoltà a nominare un numero sufficientemente elevato di attuali talenti musicali italiani, perché l’Italia non fa nulla per valorizzare e tentare di rianimare la propria tradizione musicale e i pochi veramente validi si contano sulle dita di una mano.
Nella cloaca massima televisiva, a parte la farlocca competizione tra case discografiche di Sanremo che monopolizza un’intera settimana all’anno, non si fa musica se non in casi assolutamente eccezionali. Un vero divulgatore musicale come Renzo Arbore viene relegato a tarda notte oppure non va neppure in onda. Nonostante ciò, grazie a trasmissioni come le sue, anche chi n

on masticava proprio il jazz ha potuto imparare ad apprezzare uno Stefano Bollani, tanto per fare un esempio.
Il massimo della musica classica che passa in televisione è il concerto di Capodanno, sia nella versione austroungarica che in quella italiana, dove imperano il plinplin di Giovanni Allevi e il poveropiero di Peppino Verdi. Oltre quello, il vuoto pneumatico. Musica contemporanea, jazz, folklore, etnica, lirica, non pervenute.

 

Siccome il panorama musicale è un encefalogramma da coma profondo, con pochi sporadici impulsi qua e là, la critica musicale si annoia e allora si dedica alla riesumazione dei cadaveri dei musicisti del passato, alla loro  depredazione e vilipendio.
L’ultima vittima è Fabri

zio de André che, in un articolo della rivista “Rolling Stone”, viene descritto come un cantautore sopravvalutato ed eccessivamente idolatrato post-mortem, oltreché, ohibò, personaggio dalle molte contraddizioni. Confondendo l’artista con l’uomo, come mai si dovrebbe fare nel giudicarne l’opera, si rimprovera a De André di essere stato nientepopodimeno che un borghesuccio, finto comunista (a parte che era casomai anarchico) e collezionista di dobloni d’oro alla faccia del proletariato.
Riesumando, da bravi becchini, il vecchio dualismo Coppi-Bartali, i criticominkia di “RS”  finiscono per giocherellare anche con il cadavere di Lucio Battisti, secondo loro un povero Salieri offuscato (perché di destra) da colui che si credeva il Mozart di Boccadasse, privilegiato dalla critica perché di sinistra. Figuriamoci se un articolo del genere non avrebbe fatto subito salivare copiosamente “Panorama” e  “Il Giornale” che, trovandosi tra le mani la polemichetta estivo-funeraria sul cantante di destra vs. cantante di sinistra, ci hanno scritto sopra altri tre o quattro articoli. Tutti orgogliosamente pro-Lucio e anti-Faber, sostenendo oltretutto che la tacchetta esistesse veramente tra i due cantautori.

 

Se si fossero fermati a ragionare invece di pagare pegno all’idiozia culturale di regime, avrebbero notato che, ormai, per il pubblico, sia le canzoni di De André che quelle di Battisti sono classici del nostro patrimonio culturale e che nessuno, di fronte ai “fiori rosa fiori di pesco” o al “letame da cui nascono i fiori” si preoccupa se chi ha scritto le due canzoni era di destra o di sinistra, se era tir

chio o munifico e se gli puzzavano o meno i piedi. Sono canzoni memorabili e basta e l’unica distinzione che possiamo fare è se ci piace di più lo stile dell’uno o quello dell’altro.
Fabrizio de Andrè era un poeta, anche se preferiva definirsi cantautore perché, diceva: “Fino a 18 anni tutti scrivono poesie. Dopo i 18 anni le scrivono solo 2 categorie di persone: i poeti e cretini. Per questo io preferirei considerarmi solo un cantautore.” 
E’ stato senza dubbio l’autore che con maggiore raffinatezza ha tradotto la lingua italiana in musica. Prima di lui, solo Montale aveva descritto Genova nella sua vera essenza. Se ascoltare “Creuza de ma” riesce ogni volta a spezzarmi il cuore di nostalg

ia e “Dolcenera” a riportarmi tutta intera la tragedia dell’alluvione del 1970, è perchè De André non era un canzonettaro pompato dalla sinistra, come ridacchiano i becchini saltellando sulla sua bara, ma un poeta.  La sua musica è “priva di soul? Pazienza.

 

I poeti hanno il vizio di predire il futuro. Di vedere in anticipo dove stiamo andando a finire. Poeti come Pasolini, Gaber e lo stesso Fabrizio de André hanno descritto minuziosamente con quarant’anni di anticipo cosa siamo diventati oggi, che razza di paese anticulturale e profondamente ignorante siamo. L’omologazione, il ruolo della televisione, “cos’è la destra, cos’è la sinistra“, sono stati previsti e ci sono stati annunciati affinché potessimo, attraverso la conoscenza, salvarci in tempo.
Non li abbiamo ascoltati ed ora tentiamo di distruggerne la testimonianza parlando solo delle loro debolezze. Pasolini era un omosessuale, de André un ubriacone. Dei “poveri comunisti”, come direbbe lui.
Ci divertiamo a vilipenderli da morti ed a scarabocchiarne il ritratto perché, così facendo, ci illudiamo di essere ancora vivi. Invece i morti siamo noi.

da Informare per Resistere


Carlo Giuliani

Carlo Giuliani, 20 luglio 2001 – 20 Luglio 2011.

Non spegni il sole se gli spari addosso.