Francesco Guccini – La Locomotiva

“Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore..”

Francesco Guccini

Francesco dedica particolare cura allo svolgimento narrativo, che diventa una delle cifre della sua produzione successiva. Esito di questo progresso è la locomotiva, un fiume di parole, di scene, di immagini organizzate in tredici strofe composte in mezz’ora e cantate in otto minuti, che immancabilmente conclude tutti i concerti dal vivo di Francesco. Alla genesi della Locomotiva, proprio per questo suo valore di immedesimazione collettiva, non sarà allora superfluo dedicare un minimo supplemento d’ indagine. “Radici” (è uno degli album di Guccini) esce nel 1972. Pochissimi anni prima, il 12 dicembre 1969, era esplosa la bomba milanese della banca dell’Agricoltura e attraverso le trame nere della strategia della tensione erano stati ingiustamente accusati gli anarchici. Non c’è dubbio che l’ interesse militare del cugino carpigiano Alberto Prandi per l’ anarchia abbia contribuito a muovere nello spirito creativo di Francesco quell’interesse storico-antropologico ben prima che ideologico da cui scaturisce la Locomotiva. La canzone si ispira a una storia bolognese di fine Ottocento, e si è prodigiosamente sottratta alle ingiurie del tempo e della natura sempre più labile della nostra immaginazione, anche se rimane poderosamente carducciana per lingua, metrica in molti versi “barbara” e situazione.

Motore tematico e narrativo della Locomotiva, comunque, come spesso in Guccini, è un libro, Trent’anni d’officina. Nel testo si fa riferimento alla vicenda di un vecchio ferroviere anarchico, Pietro Rigosi che decise di scagliare la propria locomotiva contro un treno pieno di signori. Questo il protagonista.

Lo scatto d’ingegno dell’autore è stato quello di montare questo racconto, nella storia vera di un macchinista ferroviere dei primi del novecento che lancia la sua locomotiva contro un terno di signori per ansia di giustizia su una metrica e una retorica simil-popolare, di inserire cioè il racconto in una tradizione canoro-poetica socialista, comunista, anarchico-liberista.

Il brano è un crescendo sia a livello narrativo che tonale, con le chitarre che strofa dopo strofa salgono di tonalità aumentando l’ enfasi del brano.

Il testo

da “Non so che viso avesse”

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